ADDIO, PROFESSOR GAZZA
Il Professor Vitorino Gazza
Mercoledì 2 agosto 2006, dopo una lunga malattia che l’ha costretto, per la necessità di assidue e continue cure mediche, alla degenza presso la Fondazione Brunenghi di Castelleone, il prof. Vittorino Gazza ha reso la sua anima al Signore, a quel Signore, la Cui parola è stata, per tutta la sua vita terrena, guida e maestra. La sua Soresina ha perso colui che è stato definito “ il cittadino più illustre e benemerito che possa vantare” (dalle parole del Sindaco Giorgio Armelloni). Nato a Soresina il 12 novembre 1918, Vittorino Gazza, dopo la maturità classica presso il Liceo-Ginnasio “D. Manin” di Cremona, si iscrisse nel 1937 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, dove conseguì nel 1943 – nel pieno del secondo conflitto mondiale - la Laurea in lettere classiche. Nel corso dello stesso anno, l’8 settembre venne catturato dai Tedeschi mentre era alla difesa del Distretto Militare di Cremona e condotto prigioniero in Germania, donde fece ritorno alla fine del 1945. Nel 1948, conseguì una seconda Laurea, in Filosofia, presso la Statale di Milano e nel 1955 discusse una tesi di perfezionamento in antichità classiche e papirologia all’Università Cattolica. Nel 1946, vinse il concorso per la cattedra di lettere latine e greche nei Licei classici e iniziò la sua carriera di insegnante a Trento, al locale Liceo-Ginnasio “Prati”. Nel settembre del 1950, ottenne il trasferimento al Liceo “Manin” di Cremona, dove, fino al 1965, fu insegnante , educatore e maestro di vita per generazioni di studenti arricchiti dalla sua parola suadente, dalla vasta e profonda cultura, dall’elevata e rigorosa professionalità. Egli, di tutti questi, che amava definire “i suoi scolari”, rammentava, uno per uno, i nomi, l’anno della maturità e perfino il banco che occupavano nell’aula, a riprova del coinvolgimento umano ed emotivo nella professione. Il 1965 lo vide preside del Liceo “Pietro Verri” di Lodi. Dopo tre anni assai travagliati al “Manin” -era l’epoca della contestazione studentesca-, tornò a Lodi alla presidenza dell’Istituto Magistrale “Vegio”, dove concluse la sua carriera alle dipendenze dello Stato nel 1978. Non si concluse, però, il suo servizio nella scuola: insegnò ancora per sette anni il greco al Liceo “Cardinal Ferrari” di Milano e per quattordici anni presiedette la Scuola Magistrale “Sacra Famiglia” di Soncino. Il professor Gazza fu, dunque, uomo di scienza, di cultura ed impareggiabile educatore, ma il suo impegno sociale non si fermò qui. La sua formazione, negli anni fertili dell’adolescenza e della prima giovinezza, fu influenzata, da un lato, in negativo dall’ideologia fascista –siamo nel ventennio- rigettata perché estranea al suo modo di pensare; dall’altro, dal sincero pensiero democratico che assorbì nella sua casa e nel “suo Sirino”. Qui si formò, sotto la guida spirituale di don Angelo Grassi e, poi, di don Luigi Pollastri, un cenacolo di giovani menti pronte a far rinascere un’Italia migliore.
Al ritorno dalla prigionia, il suo spirito sinceramente democratico poté esprimersi con libertà ed ebbe inizio un lungo ed appassionato periodo di coinvolgimento nella politica e nell’amministrazione della sua comunità. Fu consigliere comunale di Soresina nel 1951, 1956, 1970, 1979; consigliere provinciale dal 1960 al 1979; Sindaco di Soresina dal 1979 al 1982. Dal 1970 al 1975 tenne la presidenza del Comitato Provinciale dell’O.M.N.I.; dal 1976 al 1980 della Commissione Provinciale per la Cultura; dal 1975 al 1979 dell’Opera Pia “Casa Robbiani per la Maternità” di Soresina; dal 1975 al 1979 del Comprensorio Intercomunale “Adda, Oglio, Gerundo”; fu componente del Comitato di Gestione dell’U.S.S.L. di Cremona dal 1981 al 1987. Non ho volutamente omesso alcuna tappa di una carriera multiforme, sempre improntata ai suoi ideali di fede, democrazia e giustizia sociale e vissuta alla luce di un’integrità morale e di una specchiata onestà, che in ogni circostanza e in ogni dove ne hanno connotato l’operato. Nel corso di questo lungo impegno pubblico, egli militò nelle file della Democrazia Cristiana, rivestendo posizioni di collaborazione e confronto con le altre forze politiche: fu uomo di unione e dialogo, non fomentando mai divisioni e discordie, sempre attento al bene e all’interesse dei cittadini. Facciamo ora un passo indietro, per ricordare un episodio della prigionia di Vittorino Gazza, che gli lasciò un segno indelebile. Fu allora che, per la prima volta nella sua vita, si trovò a donare parte di se stesso, offrendo il proprio sangue ad un ammalato. Tornato dalla Germania, fondò, insieme con altri concittadini, la sezione A.V.I.S. di Soresina, che presiedette poi dal 1964 al 1999. Dal 1978 al 1996, ricoprì anche la carica di Presidente provinciale. Il suo ingresso nella grande famiglia avisina – così egli intendeva l’Associazione - è un’ulteriore conferma dell’altezza dei suoi “ideali di solidarietà, di amicizia, di attenzione ai più deboli”, come ebbe a dire il Presidente della Provincia Giuseppe Torchio nel suo discorso pronunciato nel corso delle esequie. Nella famiglia avisina, egli profuse tesori di solidarietà, di disponibilità, di tempo e, anche, di fatica, soprattutto quando l’accumularsi degli anni e gli inevitabili acciacchi non gli permettevano più di concedersi senza risparmio. Ma i suoi amici non l’hanno mai dimenticato. Ognuno di essi si faceva un punto d’onore di accompagnarlo in macchina là, dove tutti lo invitavano per una riunione, per una festa, per un discorso. E, quando la sua salute cominciò a decadere, al suo capezzale alla Brunenghi continuò incessante il via vai dei suoi amici avisini. Giovani e meno giovani lo hanno confortato con la loro presenza e con il loro sincero affetto fino al momento doloroso della sua scomparsa. Egli volle ricordare tutti questi amici nel suo necrologio, nel quale, sotto la luce di una significativa frase di Seneca –“omnis vita servitium est”-,affidò il suo ricordo a “chiunque abbia attinto alla sua amicizia, in particolare ai Donatori di Sangue, tanti e carissimi”. Le decine e decine di labari rossi che l’hanno accompagnato per “un addio lungo un giorno”( La Provincia del 5/8/2006) sono testimoni di questo scambio affettuoso di reciproca solidarietà. Tutto questo è l’A.V.I.S.!
Dott. Mauro Oppezzo
Al ritorno dalla prigionia, il suo spirito sinceramente democratico poté esprimersi con libertà ed ebbe inizio un lungo ed appassionato periodo di coinvolgimento nella politica e nell’amministrazione della sua comunità. Fu consigliere comunale di Soresina nel 1951, 1956, 1970, 1979; consigliere provinciale dal 1960 al 1979; Sindaco di Soresina dal 1979 al 1982. Dal 1970 al 1975 tenne la presidenza del Comitato Provinciale dell’O.M.N.I.; dal 1976 al 1980 della Commissione Provinciale per la Cultura; dal 1975 al 1979 dell’Opera Pia “Casa Robbiani per la Maternità” di Soresina; dal 1975 al 1979 del Comprensorio Intercomunale “Adda, Oglio, Gerundo”; fu componente del Comitato di Gestione dell’U.S.S.L. di Cremona dal 1981 al 1987. Non ho volutamente omesso alcuna tappa di una carriera multiforme, sempre improntata ai suoi ideali di fede, democrazia e giustizia sociale e vissuta alla luce di un’integrità morale e di una specchiata onestà, che in ogni circostanza e in ogni dove ne hanno connotato l’operato. Nel corso di questo lungo impegno pubblico, egli militò nelle file della Democrazia Cristiana, rivestendo posizioni di collaborazione e confronto con le altre forze politiche: fu uomo di unione e dialogo, non fomentando mai divisioni e discordie, sempre attento al bene e all’interesse dei cittadini. Facciamo ora un passo indietro, per ricordare un episodio della prigionia di Vittorino Gazza, che gli lasciò un segno indelebile. Fu allora che, per la prima volta nella sua vita, si trovò a donare parte di se stesso, offrendo il proprio sangue ad un ammalato. Tornato dalla Germania, fondò, insieme con altri concittadini, la sezione A.V.I.S. di Soresina, che presiedette poi dal 1964 al 1999. Dal 1978 al 1996, ricoprì anche la carica di Presidente provinciale. Il suo ingresso nella grande famiglia avisina – così egli intendeva l’Associazione - è un’ulteriore conferma dell’altezza dei suoi “ideali di solidarietà, di amicizia, di attenzione ai più deboli”, come ebbe a dire il Presidente della Provincia Giuseppe Torchio nel suo discorso pronunciato nel corso delle esequie. Nella famiglia avisina, egli profuse tesori di solidarietà, di disponibilità, di tempo e, anche, di fatica, soprattutto quando l’accumularsi degli anni e gli inevitabili acciacchi non gli permettevano più di concedersi senza risparmio. Ma i suoi amici non l’hanno mai dimenticato. Ognuno di essi si faceva un punto d’onore di accompagnarlo in macchina là, dove tutti lo invitavano per una riunione, per una festa, per un discorso. E, quando la sua salute cominciò a decadere, al suo capezzale alla Brunenghi continuò incessante il via vai dei suoi amici avisini. Giovani e meno giovani lo hanno confortato con la loro presenza e con il loro sincero affetto fino al momento doloroso della sua scomparsa. Egli volle ricordare tutti questi amici nel suo necrologio, nel quale, sotto la luce di una significativa frase di Seneca –“omnis vita servitium est”-,affidò il suo ricordo a “chiunque abbia attinto alla sua amicizia, in particolare ai Donatori di Sangue, tanti e carissimi”. Le decine e decine di labari rossi che l’hanno accompagnato per “un addio lungo un giorno”( La Provincia del 5/8/2006) sono testimoni di questo scambio affettuoso di reciproca solidarietà. Tutto questo è l’A.V.I.S.!
Dott. Mauro Oppezzo


