PRELIMINARI

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L’addestramento ai preliminari

Così come ci si prepara ad intraprendere un viaggio che sappiamo che porterà un grande cambiamento nella nostra vita, allo stesso modo quando ci si avvicina alla meditazione è necessario compiere dei preparativi poiché accostarsi alla pratica meditativa è come prepararsi ad intraprendere un cammino che porterà in noi profonda trasformazione.
I preliminari di cui parla la cospicua letteratura buddhista e induista prendono in considerazione la necessità di uno studio approfondito sui fondamenti filosofici della pratica oltre ad un accurato esame del proprio comportamento creando, dove se ne riscontri il bisogno, un radicale cambiamento di abitudini giornaliere, routine, lavoro e tempo libero, alimentazione e sonno. Tutto ciò significa compiere una trasformazione lenta e progressiva del flusso della coscienza e dare armonia al proprio mondo interiore.
Nella moderna psicologia comportamentalista da tempo si mette in risalto l’importanza di modificare il comportamento adottato nella vita quotidiana dato che esiste un nesso fra il comportamento esterno e i processi interni. Anche le azioni più comuni che si compiono durante il giorno sono un valido allenamento della consapevolezza rivolta al flusso della coscienza imparando ad individuare l’attività che distrae.
Dopo aver preparato il terreno psicologico si comincia l’addestramento alla consapevolezza dei processi corporei.
Il luogo ideale per la pratica meditativa è un luogo appartato e silenzioso, in cui ritirarsi senza disturbi esterni, in una postura stabile riducendo al minimo i movimenti fisici. Nello Yoga si adottano 3 posture mentre nel Buddhismo la postura consigliata è quella del Loto, in entrambe le filosofie si suggerisce di tener presente 7 punti fondamentali del corpo : gambe, colonna vertebrale, petto, collo, mani, lingua e occhi.
Con l’immobilità della postura il praticante scopre che il corpo emette una costante e disordinata attività interna che viene a poco a poco neutralizzata mantenendo fermamente la postura; il risultato è che questa grossolana attività si modifica e il corpo si acquieta, letteralmente prende il nome di “caduta in se stessi”, stato in cui diventa più facile mantenere la postura.
Tale postura, seduta con le gambe incrociate non è da considerarsi comoda ma stabilizzante in quanto vi è una accresciuta regolarità nella attività muscolare. L’addestramento alla postura contribuisce a creare uno stato mentale più equilibrato, chiamato “fermezza” o “equilibrio”.
L’acquietamento del corpo permette di acquisire una maggiore consapevolezza della respirazione e del suo ritmo irregolare, inoltre la mente diventa più attenta alla registrazione degli eventi del flusso della coscienza.
Questo disordine prende la forma di pensiero costantemente rivolto verso un tempo ormai trascorso o di fantasticherie o dell’attività incessante di dialogo interiore. L’osservazione distaccata di questi flussi, ci permette di entrare in uno stato in cui tutto questo recede nello sfondo.
Il meditante ha ora un ambiente interno favorevole alla meditazione.

Daniela G.
 


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